La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è la normativa europea che rende obbligatorio il reporting di sostenibilità per un numero crescente di aziende italiane ed europee. Da quando ricopro il ruolo di ESG Manager, mi confronto ogni giorno con la stessa domanda: "Ma riguarda anche noi?"

La risposta breve è: forse non direttamente. Ma quasi sicuramente indirettamente — e il "indirettamente" è più urgente di quanto molti pensino.

Chi è obbligato, e quando

La CSRD si applica per fasi progressive:

  • 2024 (report pubblicato nel 2025): grandi aziende già soggette alla NFRD (oltre 500 dipendenti)
  • 2025 (report pubblicato nel 2026): grandi aziende con più di 250 dipendenti, o oltre 40 milioni di fatturato, o oltre 20 milioni di attivo
  • 2026 (report pubblicato nel 2027): PMI quotate su mercati regolamentati UE (con opt-out fino al 2028)
  • Futuro: potenziale estensione alle PMI non quotate tramite accordi di filiera

"La CSRD non colpisce le PMI direttamente — ma le colpisce indirettamente attraverso i loro clienti. E questo è già presente, non futuro."

L'effetto a cascata sulla filiera

Ecco il meccanismo che molte PMI non hanno ancora capito: le grandi aziende soggette a CSRD devono rendicontare anche le emissioni e le pratiche ESG della loro catena di fornitura (Scope 3). Per farlo, devono raccogliere dati dai loro fornitori — che sono le PMI.

Questo significa che una PMI con 50 dipendenti, non soggetta a nessun obbligo normativo diretto, riceverà richieste formali di dati ESG dal suo cliente principale che invece è in scope. Se non risponde o risponde male, rischia di perdere il contratto.

Gli standard ESRS: cosa bisogna misurare

Il reporting CSRD segue gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), sviluppati dall'EFRAG. Coprono due macro-aree:

Tematiche ambientali (ESRS E1-E5)

Cambiamento climatico (emissioni Scope 1/2/3), inquinamento, uso delle risorse idriche, biodiversità ed economia circolare. Per la maggior parte delle PMI manifatturiere, le priorità sono le emissioni di CO2 e l'efficienza energetica.

Tematiche sociali e di governance (ESRS S1-S4, G1)

Forza lavoro propria, lavoratori nella catena del valore, comunità interessate, consumatori e condotta aziendale. In pratica: sicurezza sul lavoro, diversità di genere, politiche anti-corruzione, codice etico.

Il principio di doppia materialità

La CSRD introduce il concetto di doppia materialità: un'azienda deve rendicontare sia l'impatto delle questioni ESG sul proprio business (materialità finanziaria) sia l'impatto dell'azienda sulla società e l'ambiente (materialità di impatto). È una novità significativa rispetto agli standard precedenti.

Cosa manca alle PMI italiane

Nei miei assessment ESG trovo sempre le stesse lacune:

  • Dati energetici frammentati: consumi elettrici, gas e carburanti non sono mai stati aggregati sistematicamente
  • HR senza indicatori strutturati: turnover, infortuni, formazione non vengono misurati come KPI
  • Governance informale: il codice etico esiste ma non è mai stato formalizzato o comunicato
  • Supply chain opaca: nessuna valutazione ESG dei fornitori di primo livello
  • Nessun sistema di raccolta: i dati ci sono, ma sparsi tra ERP, paghe, bollette e file Excel

Da dove iniziare concretamente

Il mio approccio con le PMI prevede tre fasi:

Fase 1 — Materialità assessment (4-6 settimane)

Identificare quali temi ESG sono rilevanti per il settore e la dimensione dell'azienda. Non tutto è obbligatorio allo stesso modo: la prioritizzazione è fondamentale per non disperdere risorse.

Fase 2 — Sistema di raccolta dati (2-3 mesi)

Costruire un sistema minimo per raccogliere i dati rilevanti con continuità. Non deve essere costoso o complesso: spesso basta strutturare dati già esistenti in modo diverso.

Fase 3 — Prima rendicontazione

Produrre il primo report ESG — anche se imperfetto. Il primo report è sempre il più difficile: stabilisce la baseline e identifica i gap da colmare nei cicli successivi.

Conclusione

La CSRD non è un'opportunità da sfruttare in futuro: è una pressione già presente attraverso la catena di fornitura. Le PMI che iniziano adesso costruiscono un vantaggio competitivo. Quelle che aspettano affronteranno costi più alti e tempi più stretti.

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